home

Benvenuti!

Exstudio è comunicazione aziendale, realizzazione di documentazioni foto/video, promozione di eventi dal vivo. La società dello spettacolare integrato richiede la “messa in scena” di prodotti, arte visiva, teatro. Ci occupiamo di questo.

masterclass teatrale: 9,10,11 ottobre 2019

Nuovo Viaggio intorno alla Pericolosità del Comico

MasterClass sull’Arte dell’Attore

dove
Villa Guerra – Via Nazionale, 414, 80059 Torre del Greco NA >>>> (scopri la sede della masterclass)

quando
9,10,11 ottobre 2019

con (i docenti)
Gianni Parisi/ Massimo Finelli / Patrizia Eger/ Crescenzo De Luca

pattern di lavoro

Di che si tratta? Sono modelli e tecniche per affrontare in modo nuovo ed efficace le principali questioni dell’Arte attoriale, dalla strutturazione del corpo/voce all’interpretazione di un testo, attraversando la necessaria ristrutturazione della logica a favore dell’immaginazione e delle sue regole (indispensabili).

Playing The ©: come giocare (sul serio) a farsi Teatro
Polivocal ©: tecniche per un uso intenzionale del corpo/voce
Esacordo ©: le sei strutture interpretative di base (distacco, conflitto, sospensione, parossismo, soliloquio, affabulazione)
Anticlown ©: all’anima del clown, oltre (al)la tecnica, dentro le azioni

info e iscrizioni | mail a: exstudio@libero.it | cel.: 3206107570

 

presentazione

Il comico è spregiudicato, irriverente, candidamente sovversivo: mette in crisi le tradizioni, le convinzioni e le opinioni ritenute fondamentali dalla società cui appartiene. Farsi comico è un esercizio di autoironia, di rimessa in gioco delle maschere sociali e individuali (sociali al massimo grado).

Non si tratta di fare il comico, ma di sviluppare un’attitudine psicologica e tecnica di stacco, esercitando ed esprimendo, con parole e azioni, il distruttore di luoghi comuni e ruoli stereotipati che abita ogni attore, inclusi quelli drammatici. Il comico non è imparentato col dramma borghese ma con la tragedia.

Scoprire la propria attitudine comica significa svelare l’ altro che ci abita e cominciare a farla finita con la tirannia del dover essere (affascinanti, ricchi, attenti all’ambiente, ai polmoni, all’Italia).

E’ una master class dedicata alle radici immaginative e tecniche del comico, inteso come via trasversale all’arte attoriale, preliminare a qualunque distinzione di genere.

a chi ci rivolgiamo

Agli attori, alle attrici, a chi intenda diventarlo. Non è un percorso turistico.

a proposito di luoghi comuni

Recuperiamo dalla scatola dei ricordi una maschera della Commedia dell’Arte ampiamente diffusa a Napoli a partire dal ‘600: Tartaglia. Nell’ (ab)uso della balbuzie come espediente comico c’è un fraintendimento, ovvero la (con)fusione di due maschere: Menego, contadino padovano, e Tartaglia. La maschera del Menego si limita alla canzonatura, è un esorcismo contro la stupidità; la balbuzie è la pioggia sul bagnato dell’ignoranza. Menego rassicura il pubblico: lo stupido è lui.

Al contrario: Tartaglia è avvocato, giudice, notaio, politico. L’autorità non riesce a esprimersi, la lingua del parlante si rivolta contro se stessa. In termini lacaniani si tratta de lalangue, cioè la lingua delle emozioni, profondamente radicata nel corpo, che boicotta il linguaggio (del potere). Sappiamo tutti qual è il contesto in cui tutti rischiamo il cortocircuito tra lalangue e linguaggio, ad opera della lingua: quando proviamo a mentire. La balbuzie di Tartaglia dice semplicemente che il potere è bugiardo. Tartaglia è una maschera sovversiva.

mercoledì 9 ottobre 2019 – primo giorno

ore 9,00 : caffè di benvenuto
ore 9,30 : presentazione del corso e saldo della quota rimanente
ore 10,00 : riscaldamento
ore 10,30 – 12,00 : tecniche corpo/voce
ore 12,00 – 14,00 : mimo e clownerie
ore 14,00 – 15,00 : pausa pranzo
ore 15,00 – 17,00 : commedia dell’arte – improvvisazione e lavoro sul personaggio
ore 17,00 – 19,00 : elaborazioni di un micro-studio per corpo, voce e testo
ore 19.00 – 20,30 : confronti, conversazioni, approfondimenti

giovedì 10 ottobre 2019 – secondo giorno

ore 9,00 : caffè di benvenuto
ore 9,30 : impressioni e riflessioni sul giorno precedente
ore 10,00 : riscaldamento
ore 10,30 – 12,00 : tecniche corpo/voce
ore 12,00 – 14,00 : mimo e clownerie
ore 14,00 – 15,00 : pausa pranzo
ore 15,00 – 17,00 : commedia dell’arte – improvvisazione e lavoro sul personaggio
ore 17,00 – 19,00 : sviluppo di un micro-studio per corpo, voce e testo
ore 19,00 – 20,30 : confronti, conversazioni e approfondimenti

venerdì 11 ottobre 2019 terzo ed ultimo giorno

ore 9,00 : caffè di benvenuto
ore 9,30 : impressioni e riflessioni sui giorni precedenti
ore 10,00 : riscaldamento
ore 10,30 – 12,00 : tecniche corpo/voce
ore 12,00 – 14,00 : mimo e clownerie
ore 14,00 – 15,00 : pausa pranzo
ore 15,00 – 17,00 : il comico, lavoro sul personaggio
ore 17,00 – 19,00 : micro-studio per corpo, voce e testo.
ore 19,00 – 20,00 : conclusioni
ore 20.30 : cena di arrivederci

NOTA: la quota di partecipazione include colazione, pranzo e cena di arrivederci

per iscriversi

La partecipazione è vincolata a una pre-selezione su curriculum o lettera motivazionale (se siete alle prime armi) da inviare per email a: exstudio@libero.it con oggetto: “masterclass”.

Il numero massimo è di 20 partecipanti.

A iscrizione accettata verranno inviati i testi da memorizzare, necessari al lavoro. In alternativa è possibile proporre un monologo della durata massima di 3 minuti, non necessariamente comico, con il quale intendiate lavorare. Si richiede un abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica.

quota di iscrizione

Il termine massimo per l’iscrizione è venerdì 4 ottobre. La quota di iscrizione (che include colazione, pranzo e cena finale) è di 250€ .

modalità di pagamento

A iscrizione accettata (dopo l’invio del curriculum o lettera motivazionale), verranno indicate per email le modalità di pagamento.

Gianni Parisi | Attore, regista

 

Originario di San Giorgio a Cremano, il paese nativo di Massimo Troisi, debutta giovanissimo in teatro.

Dal 1975 al 1979 fa parte del gruppo teatrale del Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano, (prima formazione di teatro cabaret con Massino Troisi e Lello Arena). Dal 1979 al 1981 recita nelle sceneggiate con la Compagnia di Mario Merola e dal 1981 al 1989 prende parte a tutte le produzioni della Compagnia Stabile Napoletana del Teatro Sannazaro con: Nino Taranto, Carlo Taranto, Luisa Conte, Pietro De Vico, Enzo Cannavale, Giacomo Rizzo con le regie di Giuseppe Di Martino, Gennaro Magliulo, Romolo Siena, Armando Pugliese.

Nel 2018 entra nel cast della quarta stagione della serie Gomorra nel ruolo del boss Don Gerlando Levante.

Patrizia Eger | Attrice

 

Scuola di Teatro (triennale) presso Teatro Elicantropo diretto da Carlo Cerciello e Roberto Azzurro.  Studi, seminari, stage: lavoro vocale dell’attore (con Roberto Corradino) | Voce e recitazione (con Carlo Cerciello e Alina Narciso) | Lettura e interpretazione del testo (con Roberto Azzurro e Fabio Cocifoglia) |
Danza Contemporanea (con Elena D’Aguanno) | Teatro Danza (con Rosario Liguoro) | Dinamiche Corpo/voce (con Paola Tortora) | Canto per la scena (con Paolo Coletta). Come attrice ha lavorato con: Carlo Cerciello, Manuela Cherubini, Fortunato Calvino, Massimo Maraviglia, Massimo Finelli, Rosario Liguoro, Angela Di Maso, Walter Manfré. Conduce laboratori per attori con focus sul rapporto voce-testo- interpretazione. Ultimo laboratorio 2019 presso Ex Asilo Filangieri.

Massimo Finelli | Regista, formatore

 

Laurea specialistica con lode in Sociologia della Conoscenza. Master di secondo livello in “Ideazione, management e marketing di eventi culturali”. Scuola di teatro triennale presso Teatrocontinuo (PD). Seminari e laboratori nell’ambito dell’ ISTA (International School of Theatre Anthropology). Corso di formazione professionale per operatori teatrali presso il Teatro Nuovo (NA). Ha lavorato, come attore, con Societas Raffaello Sanzio (FC), TeatriUniti (Na), Teatro Potlach (Rm), Teatrocontinuo (Pd). A Napoli, tra gli altri,  con Massimo Maraviglia, Fortunato Calvino, Angela Di Maso, Carlo Cerciello. Formatore per attori, con focus sul rapporto corpo/voce.
Vocal & Communication Coach in programmi di formazione aziendale con TONDOQUADRO. Formatore teatrale presso Asylum Anteatro Ai Vergini e poi Ex Asilo Filangieri (ora L’Asilo). Tra il 2017 e 2019 ha scritto e diretto “Apoteosi di un imbecille”, riadattato “Anna Cappelli” in un’ inedita rivisitazione corale…

 

Crescenzo De Luca | Mimo e Clown

 

Dopo una lunga esperienza come animatore e capo-animatore per i principali tour operator nazionali e internazionali ha studiato mimo e clownerie con Michele Monetta, Vladimir Olshansky, Jeff Johnson (Cirque Du Soleil), Jango Edwards, Virginia Imaz Quijera, Claudia Cantone, David Larible, Carlo Boso, Paolo Nani.

Ha lavorato con produzioni teatrali come Tunnel, rena Nera, Circo e dintorni, la Compagnia degli Elefanti. Ideatore e organizzatore di Festival circensi: Artisti al Santuario, Circo teatro nel contemporaneo e Circ e parea. Negli ultimi anni ha creato la compagnia di circo contemporaneo Zoc, con la quale sperimenta (con successo) l’intreccio fra teatro e clownerie.

(ò)Lab

C’è dell’altro in Danimarca
Cosa?
Un buco.
In mezzo?
Da qualche parte.
Chi l’ha scavato?
C’è da sempre.
A che serve?
Ai resti dello scavo, alla terra sul perimetro. Al bordo.
A che serve il bordo?
A piantarci i fiori.

(ò) LAB: campus teatrale per le fioriture del nulla

in collaborazione, per specifiche sessioni di lavoro, con:
Luigi Pagano – pittore (info: http://www.exibart.com/profilo/autoriv2/persona_view.asp?id=1519)
Patrizia Eger – attrice
Lucio Colle – regista
Daniele Sannino – attore
Crescenzo De Luca – clown
Lucia Alfano – psicologa
Eduardo Zampella – regista e formatore

conduzione: Massimo Finelli

(a) è l’oggetto piccolo di Lacan, il desiderio della ‘qual-cosa’ mai raggiungibile e personalissima che segna la differenza tra ‘l’uno’ e l’altro’, che ci individua e rende unici.

(a) è la nostra resistenza al desiderio dell’Altro sociale, politico, economico, collettivo. (a) è la chiave dell’insoddisfazione permanente,il nostro motore immobile, l’obiettivo del nostro mai chiaro desiderio di ‘altro’.

Chi fa teatro, chi dipinge, scolpisce, compone o scrive, non fa altro che costeggiare più o meno consapevolmente un vuoto di base, la mancanza ad essere che è il fondamento dell’essere umani, percepibile come tensione verso un non meglio definito “me stesso”. Si tratta di rendere produttiva la mancanza.

Il Teatro inteso come disciplina (i corsi di recitazione, dizione, mimo) è la trasmissione più o meno competente di modelli, pratiche, regole, codici e algoritmi del Grande Altro teatrale: educazione civica per la scena. Come ci si comporta in scena? Te lo insegno io. Cosa resta di te? Poco, ma che ti importa? Ci sono il regista, il drammaturgo, l’educatore…

In coda, vuoto a perdere, resta la personalità di un attore, quella che “o ce l’hai o non ce l’hai”, il suo fascino, il “quid” che fa la differenza.

Qui non si tratta di un Avere, ma di un Essere. A quell’Essere è necessario avvicinarsi. Come? Girandoci intorno, approssimandosi alla mancanza. Facendone fiorire i bordi.

Una tecnica, una competenza di base è necessaria, come è indispensabile a un pittore saper fare un ritratto; il passo successivo, il dis-facimento del ritratto, è poesia. Non occorre la perfezione tecnica per produrre qualcosa di scenicamente efficace, ma una presenza che sia corpo poetico, custode di un segreto.

Da dove cominciamo, per costruirla? Un punto potrebbe essere quello che resta delle esperienze precedenti. All’inizio ogni partecipante/cercatore selezionerà il “suo” teatro, mostrando agli altri una performance (monologo, frammento di uno spettacolo, canzone) che valga da presentazione. Si andrà radicalmente altrove, ma quello è il punto di partenza, la traccia per avviare la prima fase: preparare il terreno.

Ogni sessione di lavoro durerà 4 ore. Nelle prime due ore: tecnica. Nelle due successive: altro.

(ò)Lab prevede un incontro a settimana, ogni mercoledì, da novembre 2018 ad aprile 2019.
Ogni sessione di lavoro durerà 4 ore, dalle 15.30 alle 19.30 – il primo incontro è mercoledì 7 novembre 2018 alle 15.30.

Si consiglia la puntualità e un abbigliamento comodo, preferibilmente a tinta unica. Si lavora scalzi.

preparazione del terreno: novembre/dicembre
piantagione: gennaio/febbraio
prima fioritura : marzo/aprile
fioritura: maggio/giugno

Dove: Al terzo piano (Teatro) dell’ Ex – Asilo Filangieri , Vico Giuseppe Maffei, 4, 80138 Napoli NA

Siamo prigionieri del desiderio e della narrazione di un altro, che si suppone con la A maiuscola. Il trucco del potere (il Grande Altro) è far credere che esistano narrazioni più vere di altre, che mi dicano cosa è reale e cosa non lo è. Un esempio è la questione migranti; non è solo letteralmente una “domanda” a cui rispondere, ma un dramma dell’assedio: Troiani contro Achei. Le scaltre navi delle ONG sono altrettanti cavalli di legno. Il racconto della realtà crea la realtà, anche quella individuale.

Restando nello stesso scenario: la condizione del mendicante, del paria, dello scarto, dell’essere umano ridotto ai soli bisogni essenziali è il nostro incubo, la nostra verità.
Questi immigrati “non fanno niente e vogliono tutto.” Ci fanno incazzare perché quello tra virgolette è il NOSTRO sogno collettivo, quello che inseguiamo nella selva dei gratta-e-vinci.

L’economia mondiale si fonda su pseudo-bisogni mai soddisfatti. Un esempio divertente è andare al supermercato per vedere “cosa mi manca”.

Il punto è: cosa desidero? Di cosa sono innamorato? Dove, con chi, mi sento mobilitato? Quando, per cosa, a che condizioni dimentico di mangiare, di dormire, di occuparmi della nuda vita?
Non in vista del prossimo smartphone, a meno che non sia già totalmente identificato col desiderio del Grande Altro, a meno che io non sia un eterno poppante alla tetta del Mercato. In questo caso: amen.

E’ solo nel confronto con l’”altro da me” che sono in grado di capire e sentire “me”. La questione è “come” mi confronto con gli altri? La pratica teatrale ha un vantaggio, conosce il trucco: il Reale è inconoscibile, la realtà umana è narrazione; la messa in scena è l’unica realtà umanamente possibile.

In definitiva: sono come sono alle condizioni date, ma se quelle condizioni, sia pure per finta e per un tempo dato, cambiassero?

Non si tratta di trovare un presunto “meglio” di se stessi, ma di confrontarsi con le proprie idiosincrasie, rifiuti, resistenze, narrazioni alternative. A teatro (parlo da spettatore) sono attratto dalla parziale incompatibilità fra l’attore/attrice e il ruolo definito dalla scena. Nei casi migliori lo scarto, la differenza, è a netto favore del “resto”. Come a dire: sì, bene…è un Macbeth, un Edipo, una Anna Cappelli, è chiaro; ma c’è altro, non saprei dire cosa, forse non c’entra, ma in effetti sì…continuo a guardare…è un problema, finalmente c’è dell’altro in Danimarca…