òLab: campus teatrale per le fioriture del nulla

c’è dell’altro in danimarca.
cosa?
un buco.
in mezzo?
da qualche parte.
chi l’ha scavato?
c’è da sempre.
a che serve?
ai resti dello scavo, alla terra sul perimetro. al bordo.
a che serve il bordo?
a piantarci i fiori.

Il Teatro inteso come disciplina è la trasmissione più o meno competente di modelli, pratiche, codici del Grande Altro teatrale: educazione civica per la scena.Come ci si comporta in scena? Te lo insegno io. Cosa resta di me? Poco, ma che ti importa? Ci sono il regista, il drammaturgo, l’educatore…In coda, vuoto a perdere, resta la personalità di un attore, quella che “o ce l’hai o non ce l’hai”, il suo fascino, il “quid” che fa la differenza.

Qui non si tratta di un Avere, ma di un Essere. A quell’Essere bisogna avvicinarsi. Come? Girandoci intorno, approssimandosi alla mancanza, lasciandone fiorire i bordi. La tecnica è necessaria, come è indispensabile a un pittore saper fare un ritratto; il passo successivo, il dis-facimento del ritratto, è poesia.

Non occorre la perfezione tecnica per produrre qualcosa di scenicamente efficace, ma una presenza che sia corpo poetico, custode di un segreto.

Da dove cominciamo, per costruirla? Dalla tecnica, naturalmente, trattata con le limitazioni e i vantaggi della distanza obbligata da questi giorni.

Ogni sessione di lavoro avrà una durata di circa 2 ore. Nelle prima ora: tecnica. Nella successiva: altro. O viceversa.

come partecipare

Si comincia con un solo incontro a settimana, in streaming.
Ogni venerdì dalle 19 alle 20.30.

La partecipazione è libera e gratuita, basta segnalarsi compilando e inviando il modulo in basso, contenente i propri nome, cognome e numero di telefono. I partecipanti verranno aggiunti al gruppo whatsapp O’Lab, dove di settimana in settimana verrà pubblicato un link per l’appuntamento in streaming.

note sparse

Siamo prigionieri del desiderio e della narrazione di un altro, che si suppone con la A maiuscola.
Il trucco del potere (il Grande Altro) è far credere che esistano narrazioni più vere di altre, che mi dicano cosa è reale e cosa non lo è.
La pratica teatrale ha un vantaggio, conosce il trucco: il Reale è inconoscibile, la realtà umana è comunque una finzione narrativa.

Il punto è: cosa desidero? Di cosa sono innamorato? Dove, con chi mi sento mobilitato? Quando, per cosa, a che condizioni dimentico di mangiare, di dormire, di occuparmi della nuda vita?

Non si tratta di trovare un presunto “meglio” di se stessi, ma di confrontarsi con le proprie idiosincrasie, rifiuti, resistenze. Dove scavare? Nello scarto, dove sennò?

A teatro (parlo da spettatore) sono attratto dalla parziale incompatibilità fra l’attore/attrice e il ruolo definito dalla scena. Nei casi migliori lo scarto, la differenza, è a netto favore del “resto”. Come a dire: sì, bene…è un Macbeth, un Edipo, una Anna Cappelli, è chiaro; ma c’è dell’altro, non saprei dire cosa, forse non c’entra, ma in effetti sì…continuo a guardare, è un problema…finalmente c’è altro in Danimarca.

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O’Lab – modulo di partecipazione

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