the between – il TRA

testo originale di Massimo Finelli con intersezioni di Gillo Dorfles

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voce: Massimo Finelli | chitarra classica e strumentazione elettronica: Duilio Meucci

durata: 45′ | dimensioni palco: 4×4 m | tecnica: amplificazione da sala, n. 5 pc

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Se prendiamo in considerazione il consueto ambiente medio in cui si vive nelle città dell’Occidente capitalistico vedremo che ovunque si assiste a una situazione di “assenza intervallare” nella vita di ogni uomo.

Che intendo dire? Che la giornata dell’uomo medio -lavoratore, professionista, intellettuale, casalinga – è costituita da una serie ininterrotta di eventi – spesso pesanti e dolorosi, legati a un durissimo lavoro – il tutto condito con l’immancabile presenza di trasmissioni televisive, di musiche radiotrasmesse, verso le quali viene prestato un ascolto disattento. Giornate – di lavoro o anche di riposo – che si svolgono in una continuità costante di sollecitazioni sensorie – utili o inutili, gradevoli o sgradevoli, volontarie o imposte – ma comunque onnipresenti e irrecusabili.

Dove siamo? Ancora con le parole di Dorfles:

Ci troviamo, oggi, mi sembra, sull’orlo d’ un “vuoto d’aria”.

prima nazionale TACT Festival 208 – Trieste >>>>>>>

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sinossi

E’ la storia di una giornata comune, raccontata dall’interno.

“Lavoro. Elettrificazione di un circuito in serie. Io sono un tratto del circuito. Che esiste per attivare una lampadina. Che illumina una stanza vuota. Qui la produzione è ri-produzione: le macchine scopano, io rendo. Convoglio il flusso del prodotto interno lordo.
A metà pomeriggio, alla luce del mio terminale, sogno il mio braccio destro. Indossa un ago e un tubo di gomma. Il tubo finisce dentro una borsa di plastica che nutre il corpo in coma. La pelle è traslucida, cambia colore e forma, la faccia muta come il resto. Casse amplificate annunciano che tutto procede: la superficie cambia, il morto vive, tatuato da marchi che si ostinano pudichi a non volersi incidere a fuoco. Perché? Faremmo prima.

Penso di staccare la flebo, così allungo la mano sinistra verso l’incavo del gomito opposto. Ferma decisione. Quattro secondi. Resto. Tutti i miei sogni, quelli già sognati e quelli a venire, passano sotto la pelle sottile del cadavere. Li vedo, niente di che. Ritiro la mano e mi contemplo, parte del tutto, riflesso sotto una pelle che non è mia.”

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Duilio Meucci

Chitarrista, compositore, diplomato alla HEM di Ginevra con Dusan Bogdanovic, ha studiato con Luciano Accarino e Angelo Gilardino. Suona in duo e in trio con Francesco Venga (viola) e Marco Salvio (flauto). Ha di recente inciso il Concerto per chitarra e trio jazz di Claude Bolling per Brilliant Classics. Per la stessa etichetta è in uscita il suo ultimo lavoro monografico su Benjamin Britten.

contatti

mail: exstudio@libero.it

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